Io che non sono una santa.











{Gennaio 19, 2009}   Che dire
post it

non c'entra nulla ma mi piaceva l'immagine

Non è andato troppo bene l’inaugurazione di questo blog. L’ho lasciato in un angolino senza considerarlo minimamente e l’ho buttato nel dimenticatoio. Me ne sono ricordata qualche giorno fa e recuperare la password non è stato semplice. Ma ora eccomi qui. Parlare del passato trascorso da febbraio ad oggi non avrebbe senso, ci sarebbero troppe cose da dire, cose inutili.

Questa ragazza l’autobus lo prende sempre, e sta sempre coperta dalla sua sciarpa e dalla sua musica. E come un anno fa ha tutto il suo groviglio di pensieri e fantasie delle quali vuole scrivere, parlare, discutere.

In qesti ultimi giorni ho potuto constatare quanto  la gente manchi di educazione.  Io ripenso con gratitudine al cucchiaio di legno assaggiato sin da piccola, quando vengo a contatto con queste persone. Lo ringrazio perchè mi ha insegnato a non cadere dalla parte del torto, lasciandomi guardare dall’ alto coloro che tanto si arrovellano su come farmi crollare.

Il rispetto. E’ una miriade di post-it puntellati sull’immensa parete di sughero della mia mente. Il rispetto. Pensare che così tanta gente lo dia per scontato mi fa salire i nervi a fior di pelle. Non c’è torto che tenga confronto.

Non sono una santa e pecco come e più di altri. Ma non transigo su di esso. Per quanto io stessa mi comporti da stronza o da emerita puttana, al primo posto nelle mie bastardate metto il rispetto. Assurdo secondo voi? Come può una stronza far coincidere cattiverie e considerazione? Basta mantenere scrupolo, stima e attenzione. E’ semplice constatare che se qualcuno ti ispira bastardate è perchè ha catturato la tua attenzione. Attenendosi ad un alto regime di vetro tagliente, persino le cattiverie più infime risulteranno degne di nota.

Personalmente dubito che questo post, come gli altri, abbia un fine logico. Ho già perso di nuovo la voglia di scrivere, almeno per il momento. Quindi signore e signori concludo tagliando di netto l’argomento, senza arrivare ad un dunque o ad un perchè. Alla faccia di quello che fu il mio prof di italiano, il quale avrebbe bollato un tema del genere con un netto 5.



{Febbraio 16, 2008}   Odio le persone.

frullatore

Quella, sempre quella dell’autobus, odia.
Odia nonostante gli occhioni verdi spalancati e i sorrisini teneri. Vorrebbe vederle crepare certe persone, vorrebbe spingerle, farle cadere, calpestarle, calciarle e dopo avergli spento la sigaretta in faccia infilerebbe tutto il loro corpo in un frullatore e accenderebbe alla minima potenza. E si immagina queste scene proprio durante quegli innoqui sorrisetti.
E’ inutile stare a parlare di buonismi e di rispetto. Lasciatemelo dire, è tutto relativo.
Gli splatter neanche mi piacciono, però, non so perchè, ci sono certi esseri viventi che mi fan fare tutto un film in testa che Tarantino mi darebbe una pacca sulle spalle. E probabilmente mi direbbe “ehi questa me la devo segnare”.

Certe ragazze. Da ragazza io stessa so quello che passa -e quello che non passa- nella mente di una donna. Il reparto cerebrale relativo all’essere puttane è presente in ogni femmina.
Sarà che son venuta su coi maschietti sin dalle elementari (lasciatemelo dire, ma tra l’imitare le sailor e giocare a chi trova più vermi preferisco di gran lunga la seconda)-dicevo- sarà quello, e sarà anche il fatto che son donna, so quanta differenza c’è tra i sessi. Non prendetemi per maschilista o femminista. Assolutamente. Però riesco a vedere cotanta stupidità relativa al genere che a volte ne rimango allibita.

Io che non sono una santa, odio quelle tipine in minigonna col ventre piatto e le tette giro collo, quelle tipine che ti guardano dalla testa ai piedi e fanno un ghignetto da tirarsela con la fionda.
Le odio e le vorrei vedere sbrindellate.
Non sono una stronza invidiosa e basta. Sono una stronza invidiosa onesta.
E quest’ultimo è il problema che affronto oggi: l’onestà, che poi è orgoglio.
Orgoglio sì, perchè quando -come dicevo poi ieri- mi si dice “almeno tu lo ammetti” il passaggio che dovrebbe avvenire dopo non lo affronto.
Perchè? perchè mi vado bene così. Perchè io godo dei miei difetti, perchè senza non sarei io. E godo nell’ammetterli.

Quindi se mi accendo una sigaretta dopo che qualcuna mi ha appena preso per il culo, è solo perchè nella mia testa ho appena avuto un orgasmo nell’immaginarla con un appuntito palo di legno conficcato nel ventre, con la pelle ustionata e sottoposta alle più lunghe torture esistenti.

“Tu sei troppo buona” mi dicono sempre dei miei amici/conoscenti. Troppo buona perchè non parlo, troppo buona perchè raramente prendo provvedimenti se qualcuno mi fa un torto.

La gelosia. Quello è uno dei miei peggiori. E l’idea di spaccare la testa a certe ragazze di troppo risulta libidinosa a livelli colossali per me. L’idea di questa anguria dai capelli lunghi che esplode all’impatto contro uno spigolo mi eccita. Le ragazze sfacciatamente puttane di legno sono quelle che più mi urtano. Quelle alte 1.78 taglia 40 che si mettono a far le moine al tuo ragazzo, scavalcandoti letteralmente -che cazzo, anche se sono alta un metro e un pene ho comunque una massa corporea tangibile-.

Quindi che non si dica che sono troppo buona. Non sono una santa.

Odio i ragazzi muscolo dipendenti. Li odio per i loro discorsi scarni. A molti di loro credo fermamente che il pene sia retrocesso e sia entrato a giocare a briscola con la prostata.
Quelli che in palestra fanno facce da autoerotismo guardandosi sollevare i pesi allo specchio.
Quelli che se passassi a prenderli sotto casa ti fanno aspettare ore perchè proprio non riescono a far star a posto quel ciuffo di capelli.
Sarò strana io, ma ancora amo l’uomo con la barba sfatta e la pancia da birrozzo del venerdì sera. Amo quell’uomo che non aspetta il sabato per andare alla discoteca. Amo quell’uomo con cui posso fare a gara a chi caccia giù più alchool. Amo quell’uomo che se si scopa e c’è uno specchio vicino, ne approfitta per guardar me, non i suoi addominali.
Che poi intendiamoci, ci sono muscoli e muscoli. Non dico di amar l’uomo rozzo. A me un paio di spalle belle grandi fanno impazzire. E’ la tartaruga che proprio mi ammazza l’eccitazione.
Ma dalla regia mi han fatto ben capire che sono io ad avere gusti diversi.

Poco importa, anzi, meglio. Così posso mangiarmi da sola la carne che preferisco.



foto1 Questo blog parte oggi, 15 febbraio, appena tornata nella mia stanza dopo una sera di baldoria.
Parte principalmente per diversi motivi per un motivo:
parte perchè ogni volta che dico di avere certi difetti mi ritorna indietro a boomerang sempre la stessa risposta, da tutti: “beh, almeno tu lo ammetti, ne sei cosciente”.


Posso dirlo?: come se mi fosse utile.
E quindi cos’ho pensato, ho pensato di metter su questo blog per parlare di tutti i miei problemi, di tutti i miei trip, di tutto perchè questo potrebbe sbloccare, divertire, appassionare, irritare un mucchio di persone. E perchè voglio far parlar di me, -in anonimato, si intende-.

Comincio con una storia del cazzo, comincio col mio problema più grande, il sesso.
A vedermi durante il giorno non lo direste mai di me. Sono quella ragazza che, con le cuffiette nelle orecchie, ascolta musica seduta accanto a voi in autobus. Sono quella ragazza che tiene la sciarpa fino al naso quando cammina per il centro. Sono quella ragazza che nemmeno vedete, perchè sono qualunque ragazza. E questo è il mio cervello. E’ la camera mentale che ho deciso di mostrare, almeno in parte.

Quella ragazza sull’autobus ha scene di sesso in testa. Ha fiati, ha sudore, ha saliva, ha mani ovunque. E mentre sta li ad ascoltare la musica non immaginereste mai cosa vedono gli occhi della sua mente in quel momento. Sembra essere semplicemente ed innocentemente assorta. Non sentite i gemiti e le urla che le sbattono in testa. Sogna del sesso. Sogna il sesso. Magari fa anche la faccia di quella che guarda attenta fuori dal finestrino, per non perdere la fermata. Non pensereste mai che in quel momento è appena stata ribaltata su lenzuola umide. Con le mani stringe la borsa, come se stesse stringendo le lenzuola stesse, aggrappandosi ad un piacere troppo forte, che le fa girare la testa.
No, non pensereste mai.

Il mio problema con il sesso è che non riesco a stare senza. Riesco a vedere eroticità in cose assolutamente futili e prive di senso. E quando l’ormone ha modo di scatenarsi non ci sono catene. Non c’è autobus. C’è il sesso. Ci sono le urla. E ancora mi sembra di sentirle, ancora mi sembra e temo che le portiere della mia macchina ci giochino a ping pong tutta la notte, così che domattina, quando si aprirà la portiera, escano tutte, come un’eco, come un registratore pronto ad esplodere. Senza dubbio ci sono ancora le mie urla tra quei sedili.

Non ho intenzione di starvela a menare troppo in questo primo post. Ho solo buttato la prima briciola in quella che spero possa diventare la tovaglia di tutti. Avete presente quando rimangono i semini di sesamo o i pezzettini di crosta del pane dopo i pasti? C’è gente che li prenderebbe su uno ad uno pur di mangiarseli, lo so perchè li ho visti. A me che il pane non fa impazzire, ho deciso solo di sbriciolare qui davanti a voi tutto quello che ho, così che voi possiate attingerne o anche semplicemente osservare.

Concludendo i miei obiettivi sono quelli di mettervi davanti tutto, perchè io “almeno lo ammetto”, che a me non serve a un cazzo, ma magari ad altri sì.

Quindi enjoy, o per lo meno stay tuned, che magari qualcosa di interessante ci salta fuori.



eccetera